L’altra faccia di Giò Ponti, uno dei più grandi architetti del novecento, che vogliamo far conoscere al pubblico partendo dalla disamina della sua progettazione dello spazio vissuto, ovvero da tutto ciò che più profondamente penetra nel nostro quotidiano attraverso oggetti, ambienti, colori e decori che sposano il rito del cibo.
E proprio il particolare racconto del cibo che propone il Mercatino del Gusto, giunto ormai alla sua XXVI edizione, si concentra anche sulla “capacità di disegnare idee” richiamandosi alla cultura del progetto e a “una forma di design thinking ante litteram” Attraverso l’esposizione dei prodotti per la tavola progettati da Giò Ponti che raccontano il rito della convivialità con i suoi accessori, il cibo, sposando questa architettura mediterranea, diventa “narrazione di fenomeni e abitudini, di comportamenti sociali che interagiscono in maniera paritaria con il design, la cultura, l’arte, l’economia, il paesaggio e la natura”.
Una mostra quindi che espone gli elementi che accompagnano la quotidianità di consumare cibo a cominciare dalla serie di posate di Arthur Krupp a quelle di Christofle, per passare agli accessori da tavola come portadolci, fruttiere, vassoi, agli argenti di Sabattini. E ancora i molteplici piatti in ceramica prodotti dalla Richard Ginori o dalla “Ceramiche Pozzi”, alle “Bottiglie Abitate” rieditate dalla Ceramica di Imola e alle bottiglie di Venini per arrivare alla grafica delle prime tovagliette all’americana in stoffa del 1955.
Oggetti che ci aiutano a capire meglio e interpretare la complessità della figura di Ponti che nella sua produzione ha seguito contemporaneamente codici nazionalisti con particolare attenzione alla tradizione, alla classicità e a forme considerate marginali come quelle della decorazione.
Una produzione e quindi una mostra tutta all’insegna dell’italianità e come tale appartenente a una “razza umanistica”, una produzione ricca di fantasia attenta alla decorazione, all’amore per i materiali tradizionali come il legno, la carta, i tessuti, la ceramica, il vetro ma che indaga anche su materiali allora nuovi come l’alluminio, il cristallo e le plastiche. Tutto questo rimanendo fedele al rigore della progettazione che per l’architetto Ponti doveva sempre rispettare forma e funzione per garantire una sorta di civiltà intellettuale e forse morale di riportare gli oggetti a quella che avrebbe dovuto essere la loro forma vera originaria.
E quindi a Maglie, luogo in cui l’evento “Mercatino del Gusto” attraverso il cibo esprime cultura, contaminazione e apertura nei confronti di altri territori, la condivisione con la produzione dell’architetto milanese Giò Ponti dedicata al mondo della tavola e maestro della mediterraneità, non può che portare valore aggiunto a questa manifestazione. Non dimentichiamoci che uno dei più significativi progetti architettonici a firma Ponti, la Concattedrale di Taranto è stato realizzato in Puglia e rappresenta uno dei simboli dell’Architettura del Novecento. La sua vela traforata alta più di 40 metri svetta grandiosa e lo stesso architetto Ponti ripeteva che tutti lo avrebbero ricordato come progettista del grattacielo Pirelli di Milano e non per la Concattedrale di Taranto, la sua ultima architettura, tanto amata.
Un vero e proprio tributo al territorio di Puglia.
Cintya Concari e Roberto Marcatti
Curatori







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